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domenica 8 aprile 2018

Chiesa del Millennio a Tor Tre Teste, Roma - Richard Meier


       

In occasione del Giubileo del 2000 fu bandito un concorso internazionale di progettazione ad inviti per la costruzione di una chiesa nel quartiere di Tor Tre Teste nella periferia romana. Furono invitati sei architetti di fama mondiale diversi per culto e nazionalità: Tadao Ando, Gunter Behnisch, Santiago Calatrava, Peter Eisenman, Frank Gehry e Richard Meier. Il bando puntava a individuare una soluzione architettonica che nell’esprimere la spiritualità del nuovo millennio proponesse una riqualificazione urbana e architettonica del luogo.
Il progetto vincitore portava la firma dell’architetto americano Richard Meier che concepì l’edificio come una barca a tre vele a rappresentare la Chiesa come guida spirituale nell'impervio mare del mondo.
Lo schema compositivo proposto da Meier accosta due parti fortemente diverse: a sud l’aula ecclesiale individuata dalla figura avvolgente dei tre gusci, a nord le opere parrocchiali costituite da un corpo rigido anche se profilato e scavato. Nell’insieme le pareti curve è come se si infrangessero con le loro ondate energiche contro il volume delle opere parrocchiali che raffredda e contiene l’esuberanza delle curvature progressivamente crescenti.
L’architettura di Meier si produce attraverso una germinazione spontanea e imprevedibile di elementi e spazi. in un incalzare di incastri, slittamenti, compenetrazioni e svuotamenti con una sospensione tra consequenzialità e casualità.
Come molte altre opere dell'architetto statunitense è cromaticamente bianca ed è composta da tre vele, la più alta delle quali raggiunge un'altezza di 26 metri. Le vele sono autoportanti, per realizzarle sono state suddivise in grandi pannelli prefabbricati a doppia curvatura, ciascuno del peso di 12 tonnellate.
La chiesa è stata costruita con uno speciale cemento, realizzato e brevettato da Italcementi, con la straordinaria capacità di autopulirsi grazie a un effetto di fotocatalisi, il cosiddetto cemento mangiasmog.
Lo spazio sacro leggermente disassato rispetto alle costruzioni di servizio agli uffici religiosi, è uno spazio cavo, interno di un guscio protettivo come la misericordia divina che dà nome alla chiesa, aperto al cielo (infinito) e alla sua variabilità, nel tempo, dell’intensità e del colore della luce, assoluta, quasi abbagliante che non dà tregua alle ombre, dissolvendole in un chiarore totale, che entra zenitalmente dalle vetrate di collegamento delle vele e da quelle alle spalle del Crocifisso sopra l’altare e dal basso, attraverso uno stretto taglio a livello del suolo, e partecipa dello spazio, infondendogli una qualità dinamica.

        

On the occasion of the Jubilee of 2000, an international design competition was launched with invitations to build a church in the Tor Tre Teste neighborhood in the Roman suburbs. Six world-famous architects were invited for worship and nationality: Tadao Ando, ​​Gunter Behnisch, Santiago Calatrava, Peter Eisenman, Frank Gehry and Richard Meier. The call was aimed at identifying an architectural solution which, in expressing the spirituality of the new millennium, proposed an urban and architectural redevelopment of the place.
The winning project was designed by the American architect Richard Meier who conceived the building as a three-sided boat to represent the Church as a spiritual guide in the impervious sea of ​​the world.
The compositional scheme proposed by Meier combines two strongly different parts: to the south the ecclesial hall identified by the enveloping figure of the three shells, to the north the parish works made up of a rigid body even if profiled and hollowed out. As a whole the curved walls are as if they break with their energetic waves against the volume of parish works that cools and contains the exuberance of progressively increasing curves.
Meier's architecture is produced through a spontaneous and unpredictable germination of elements and spaces. in an interlocking of joints, slips, interpenetration and emptying with a suspension between consequentiality and randomness.
Like many other works by the American architect, it is chromatically white and consists of three sails, the highest of which reaches a height of 26 meters. The sails are self-supporting, to make them have been divided into large double-curved prefabricated panels, each weighing 12 tons.
The church was built with a special cement, created and patented by Italcementi, with the extraordinary ability to self-clean thanks to a photocatalysis effect, the so-called mangiasmog cement.
The sacred space slightly offset from the buildings of service to the religious offices, is a hollow space, inside a protective shell like the divine mercy that gives name to the church, open to the sky (infinite) and to its variability, over time, of the intensity and color of the light, absolute, almost dazzling that gives no respite to the shadows, dissolving them in a total light, which enters zenitalmente from the windows connecting the sails and those behind the Crucifix above the altar and from below, through a narrow cut at ground level, and participates in space, infusing it with a dynamic quality.

       

venerdì 6 aprile 2018

"Ray & Maria Stata Center” di F.O. Gehry al MIT di Boston

    

Lo “Stata Center” è un complesso di edifici del campus del Massachusetts Institute of Technology (M.I.T.) progettato dall’architetto americano Frank Owen Gehry. Lo scopo del complesso è stato di integrare la facoltà di informatica con le facoltà di ingegneria elettronica ed intelligenza artificiale per la condivisione delle tecnologie. L’intervento, ultimato nel 2004, è caratterizzato da un forte impatto visivo della sua massa "decostruita", che si frammenta in elementi aggettanti e superfici inclinate.
L’edificio consiste in una serie di bassi blocchi di torri curve e pendenti, con angolature innaturali fuori piombo e sghembe. Il complesso si basa su due torri di otto piani con forma ad U, chiamate torri “Gates” e “Dreyfoos”, entrambe situate su uno zoccolo di quattro piani chiamato ‘the warehouse’.
Il progetto ha sfruttato ampiamente la luce naturale tramite pareti di vetro che aumentano il senso d’apertura e di spazio all’interno del complesso. L’edificio applica alcuni principi del risparmio energetico come il recupero dell’acqua piovana dai tetti per essere usata nei servizi igienici, l’ombreggiamento della facciata con vetri ombrati per risparmio delle risorse di riscaldamento e raffreddamento, un sistema di ventilazione attraverso il quale l’aria fresca a 18° è portata negli ambienti dal sottosuolo.
L’apparenza dello Stata Center è una metafora per la libertà, l’audacia e la creatività della ricerca che si svolge all’interno dell’edificio. Secondo i critici l’edificio di Gehry ha avuto il merito di aver ravvivato una strada caratterizzata dalla monotonia di edifici in cemento armato” presentandosi come un edificio completamento diverso da tutti gli altri.
L’opera di Gehry si presenta come una “scultura” che contiene strutture di ricerca, aule, un grande auditorium, strutture per il fitness e un centro per l'infanzia. L'architetto ha alternato i materiali della facciata tra metallo lucido e mattoni rossi. I baldacchini di metallo a zigzag indicano gli ingressi lungo Vassar Street, mentre le sezioni a forma di tamburo di fronte ad un anfiteatro sono colorate di giallo.

Un critico d'arte ha dichiarato che "Sembra di guardare un'opera sul punto di crollare, con colonne che disegnano angoli spaventosi, mura che sterzano e si scontrano con curve casuali, e materiali che cambiano ovunque si guardi: mattoni, superfici d'acciaio a specchio, alluminio spazzolato, vernici dai colori vivaci, lamiere ondulata. Tutto sembra improvvisato, come se fosse stato tirato su all'ultimo momento…..l'aspetto dello Stata Center è una metafora per la libertà, l'audacia e la creatività della ricerca, a riprodurre quanto accade negli studi e nelle aule, al suo interno." Lo stata Center ha ricevuto anche critiche molto severe: "...il problema è che non si può abitare una scultura, mentre gli utenti in quell'edificio devono viverci".
          
    

The “Stata Center” is a campus complex of the “Massachusetts Institute of Technology” (MIT) designed by the American architect Frank Owen Gehry. The purpose of the complex was to integrate the faculty of computer science with the faculties of electronic engineering and artificial intelligence for the sharing of technologies. The complex, completed in 2004, is characterized by a strong visual impact of its "deconstructed" mass, which is fragmented into protruding elements and strongly inclined surfaces.
The building consists of a series of low blocks of curved and hanging towers, with unnatural angles out of lead and slanting walls. The complex is based on two U-shaped towers of eight floors, called Gates and Dreyfoos towers, both located on a four-storey base called the warehouse.
The project has largely exploited natural light through glass walls that increase the sense of openness and space within the complex. The building applies some principles of energy saving such as the recovery of rainwater from the roofs to be used in the toilets, the shading of the façade with glazed windows to save heating and cooling resources, a ventilation system through which the fresh air at 18 ° is carried in underground environments.
The appearance of the Stata Center is a metaphor for the freedom, audacity and creativity of research that takes place within the building. According to critics, the building of Gehry has had the merit of having revived a road characterized by the monotony of reinforced concrete buildings "presenting itself as a building completion different from all the others.
Gehry's work presents itself as a "sculpture" that contains research facilities, classrooms, a large auditorium, fitness facilities and a center for children. The architect alternated the materials of the facade between polished metal and red bricks. The zigzag metal canopies indicate the entrances along Vassar Street, while the drum-shaped sections in front of an amphitheater are colored yellow.

An art critic stated that "It seems to look at a work on the verge of collapsing, with columns that draw scary corners, walls that swerve and collide with random curves, and materials that change wherever you look: .... bricks , mirrored steel surfaces, brushed aluminum, brightly colored paints, corrugated sheets.It all seems improvised, as if it had been pulled up at the last minute ... ..the appearance of the Stata Center is a metaphor for freedom, the 'audacity and creativity of research, to reproduce what happens in the studios and in the classrooms inside it. " The Center has also received very severe criticisms: "... the problem is that you can not live in a sculpture, while users in that building must live in it".

giovedì 5 giugno 2014

Il Razionalismo Italiano in architettura

Il Razionalismo è una corrente architettonica sviluppata in Italia tra gli anni '20 e '30 del XX secolo diffusa fino agli anni '70. La ragione umana era impiegata come strumento principale nella composizione architettonica. Lo stile era comunque legato ai principi del Movimento Moderno che si stavano sviluppando in tutta Europa. Nel 1930 un gruppo di 7 architetti provenienti dal Politecnico di Milano fondò il Movimento Italiano per l'Architettura Razionale (MIAR). Giuseppe Terragni realizzò a Como la "Casa del Fascio" come un edificio con forme e strutture moderne in un impianto architettonico classico, in cui la facciata è disegnata secondo le proporzioni della sezione aurea. Tra i sette architetti del MIAR vi furono Figini, Pollini, Michelucci e Pagano. Erano esponenti del Razionalismo anche i BBPR, Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers, autori della Torre Velasca di Milano nel 1958. Il loro stile rappresenta un avvicinamento del Razionalismo alla corrente del Brutalismo, caratterizzato dall'espressività del cemento lasciato a vista.

mercoledì 4 giugno 2014

L'architettura dello Strutturalismo

Gli strutturalisti erano architetti degli anni '50 legati all'architettura tradizionale del luogo, che doveva dare risposte dirette alle esigenze degli utilizzatori. Gli strutturalisti olandesi miravano a creare edifici che rispecchiassero la struttura sociale dei loro occupanti e quindi studiavano i comportamenti umani per trovarne il corrispettivo nell'architettura tradizionale e locale. L'architettura pur traendo ispirazione da modelli senza tempo, doveva essere adattabile e flessibile, oltre che sensibile all'espansione, ai cambiamenti e al luogo. Aldo van Eyck studiando l'architettura tradizionale africana colse l'importanza del simbolismo e della distribuzione degli spazi in base allo stato sociale. Van Eyck cercò di applicare le forme simboliche dell'architettura tradizionale (in contrasto con le idee di Le Corbusier e dei CIAM) a strutture di materiali moderni. Gli strutturalisti degli anni '60 e '70, tra cui anche il giapponese Kenzo Tange, puntavano alla progettazione di spazi più flessibili e alla progettazione partecipata dagli utilizzatori. L'attenzione al luogo condusse gli strutturalisti a occuparsi di urbanistica e a tentare di ravvivare le vie cittadine. In America Luis Kahn alle idee strutturaliste univa anche un senso di monumentalità, convinto che l'uomo avesse bisogno di circondarsi di grandi edifici felicemente inseriti nel contesto (Salk Institute in California).

martedì 3 giugno 2014

L'architettura del Neorazionalismo

Negli anni '60 alcuni architetti italiani, anzichè ricreare le città da zero come facevano i razionalisti, iniziarono a studiarne la storia, analizzandone la forma, la morfologia urbana e ricostruendole cercando di dare risposta alle nuove esigenze. Si proposero di costruire nuovi edifici in maniera sensibile e fantasiosa, con consapevolezza nei confronti del passato. Il movimento emerse in Italia dove erano maggiori le opportunità di imparare da città ricche di storia. Il fondatore del movimento neorazionalista è stato Aldo Rossi, che ha raccolto tali riflessioni in "L'architettura della città" del 1966. Ispirato dai dipinti di Giorgio De Chirico, nel cimitero di Modena Aldo Rossi evoca piazze e vie cittadine con forme pure e dall'aspetto monumentale ispirandosi alle opere di Ledoux e Boullée. Lo stesso si può dire per il Quartiere Gallaratese e per il Teatro Carlo Felice di Genova. Anche Giorgio Grassi lasciò uno scritto in merito: "La costruzione logica dell'architettura". Altri architetti neorazionalisti furono Alvaro Siza, con le forme apparentemente semplici del Centro Galego de Arte Contemporanea a Santiago de Compostela, Mario Botta, con le forme accentuate ed evocative dei suoi edifici, Mathias Ungers in Germania, con l'accostamento di edifici nuovi accanto ai vecchi aggiungendo un pò di novità e di movimento alla configurazione urbana storica.

lunedì 2 giugno 2014

L'architettura del Brutalismo

Il Brutalismo è una corrente architettonica del Movimento Moderno che si è sviluppata nel dopoguerra caratterizzata dall'uso massiccio del cemento armato. Nell'Unitè d'Habitation di Marsiglia e in alcuni palazzi di Chendigarh in India Le Corbusier ha usato una geometria marcata e rettilinea che richiama il blocco. Molto diffuso fu l'impiego della colata di cemento entro stampi di legno, che lasciava i disegni della grana del legno sulla superficie del cemento, chiamato così beton brut (cemento grezzo), da cui derivò il termine "brutalismo". La combinazione dell'edifcio "a blocco" col cemento grezzo creò un senso di maestosità negli edifici del Movimento Moderno. Il Brutalismo è stato popolare tra gli architetti, ma non nell'opinione pubblica. Le facciate in cemento avevano un certo successo in Francia e in India, ma non nel nord Europa, dove la luce è scarsa. Inoltre il cemento a vista diventava presto grigio e sporco. Lo stile ebbe poca fortuna soprattutto negli edifici per abitazione, dove veniva fatta poca manutenzione alle facciate. Alcuni edifici furono abbattuti, ma altri ebbero più fortuna perchè meglio progettati, come il Tricorn Centre di Plymouth di Owen Luder e Rodney Gordon, il St. Peter's Seminary di Gillespie, Kidd e Coia vicino a Glasgow, gli edifici universitari di Yale a Chicago e il Johnson Art Muesum di Irhaca di I.M.Pei.

sabato 31 maggio 2014

L'architettura organica

Frank Lloyd Wright fu il teorizzatore dell'architettura organica. Egli amava i materiali naturali e non concepiva di coprire con vernici o intonaci la pietra e il legno. Dal suo pensiero emerge una forte interazione tra architetto e ambiente. Come il cosmo è costituito da terra, aria, fuoco e acqua, così per Wright la casa doveva contenere gli stessi componenti. La terra è presente nei sottili mattoni di laterizio, sia interni che esterni, lasciati a faccia vista; l'aria entra nella casa attraverso le numerose porte e portefinestre che si aprono sul giardino e su terrazze e balconi, prospicienti soggiorni, camere e studi; il fuoco del focolare domestico era il centro simbolico e planimetrico della casa nelle composizioni di Wright; l'acqua è presente in molte case, come cascata (Fallingwater), come canaletto nel pavimento o come vasca nel soggiorno. Fondamentale risulta il rapporto interno-esterno, tra casa e giardino, mediato da terrazzi o pergolati, con mattoni dei balconi che diventano fioriere. Per Wright era importante che le case avessero un basso impatto sul paesaggio, dovrebbe diventarne parte organica senza sembrare un elemento estraneo. I risultati migliori furono ottenuto con l'uso dei materiali del luogo compatibili con l'ambiente.

venerdì 30 maggio 2014

L'architettura dell'International Style

L'International Style è l'architettura moderna degli anni '20 e '30 progettata da Mies van der Rohe, Walter Gropius, Oud, Mendelsohn e Le Corbusier. Questo stile era caratterizzato dall'uso del cemento armato, acciaio e vetro, dal rifiuto di elementi decorativi e della simmetria. Vi era più interesse per i volumi che per la massa dei muri portanti. Le costruzioni si presentano leggere e trasparenti, sostenute da strutture in acciaio o cemento armato, caratterizzate da piani sospesi nel vuoto e ampie finestrature. La nuova struttura permetteva di dare vita a forme libere di soddisfare qualsiasi esigenza funzionale. Tuttavia gli edifici erano sempre dostati di forte senso estetico e di una composizione accurata ed equilibrata tanto da risultare molto eleganti.

giovedì 29 maggio 2014

L'architettura del Minimalismo

All'inizio del XX sec. gli architetti tentarono di rompere con le decorazioni del passato per ripartire con un nuovo stile. L'Arts and Craft, l'Art Nouveau, il Bauhaus, il De Stijl e l'International Style tentarono questa frattura, ma la forma di design moderno che ci riuscì più degli altri fu il Minimalismo. Mies van der Rohe è stato il primo a impiegare in architattura materiali industriali come l'acciaio. La svolta fu segnata col "Padiglione Tedesco di Barcellona" del 1929, concepito come un insieme di spazi racchiusi da muri in marmo e colonne rivestite di cromo, seguito da Villa Tugendhat a Brno e poi dalla struttura metallica di Casa Farnsworth, con putrelle a vista dipinte di bianco per esltarne l'eleganza, con pilastri in acciaio e ampie vetrate per esprimere leggerezza. Philip Johnson nella Casa di New Canaan seguì gli stessi canoni, rinunciando alle masse murarie e privilegiando un stretto rapporto col paesaggio circostante. Negli anni '70 è stato l'architetto giapponese Tadao Ando il primo a realizzare strutture minimaliste in cemento armato, mentre l'australiano Glenn Murcutt ha fatto un uso abbondante di vetrate, acciaio e lamiera ondulata nelle sue case d'abitazione, dove è privilegiato il rapporto con la luce e col paesaggio.

mercoledì 28 maggio 2014

L'architettura del Regionalismo locale

Gli architetti della seconda generazione del Movimento Moderno si sono occupati, più dei loro predecessori, a sviluppare progetti vicini alle tradizioni e alla geografia dei loro luoghi di origine. Il loro obiettivo li ha portati a creare edifici in un tutt'uno con l'ambiente circostante, tenendo conto del clima e del contesto locale. Ne è scaturita un'architettura dai tratti peculiari e variegati, in contrasto con la scatola moderna in vetro e acciaio uguale per tutti i luoghi della prima generazione. Negli anni '50 la città di Brasilia ad opera di Lucio Costa e Oscar Niemeyer esprime l'identità e la cultura brasiliana in un linguaggio moderno; i progettisti hanno introdotto negli edifici le curve del paesaggio brasiliano. Anche in altre parti del mondo alcuni architetti hanno scelto di ispirarsi alla cultura locale. Kenzo Tange ha unito all'architettura moderna l'architettura tradizionale giapponese. In Messico Luis Barragan ha aggiunto all'architettura moderna un senso di luce, colore e sensualità messicane. In Sri Lanka Geoffrey Bawa ha sviluppato una versione tropicale dell'architettura moderna. Tale architettura si è diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove le risorse e la tecnologia scarseggiano, ma le tradizioni locali e le suggestioni del paesaggio abbondano. In Australia Glenn Murcutt ha progettato case che si adattano perfettamente al paesaggio, "toccano la terra con leggerezza".

martedì 27 maggio 2014

L'architettura del Postmoderno

Gli achitetti del Postmoderno non condividevano il funzionalismo e il rigore del Movimento Moderno; non volevano rinunciare ad un'architettura caratterizzata da spirito e umorismo. Questo pensiero si è sviluppato nella seconda metà degli anni '60 nell'America del Nord soprattutto per merito di Robert Venturi, il quale propone un linguaggio ambiguo e paradossale che si oppone alla semplicità dell'architettura moderna. Questo stile propone gli aspetti eclettici e appariscenti dell'architettura americana, in un continuo dialogo tra presente e passato che vede l'accostamento di elementi classici a figure moderne. Nella Vanna Venturi House il progettista propone l'allusione di una facciata con timpano e arco del XVIII secolo, unita ai segni del Movimento Moderno costituiti dalle finestre a nastro dalle interruzioni in facciata e dalle linee orizzontali dei marcapiani. La filosofia di Venturi si compone di scherzi architettonici con l'accenno a forme classiche, ma in modo raffinato. Philip Johnson nel 1979 ha realizzato un grattacielo l'AT&T Building di New York con un coronamento fatto a sedia del XVIII sec. L'impiego di simili ornamenti o l'allusione al passato furono adottati anche nelle architetture di Michael Graves e Charles Moore negli Stati Uniti, Ricardo Bofil in Spagna, Kenzo Tange in Giappone; lo sguardo era rivolto al passato per cercare ispirazione in maniera ironica e paradossale. Usavano elementi architettonici del passato, ma con forme moderne o materiali di oggi. Negli anni '70 e '80 questi architetti usavano i colori vivaci, anzichè i colori spenti del moderno; in questo modo l'architettura iniziava ad avvicinarsi alle arti visive e alla pop art.

lunedì 26 maggio 2014

L'architettura High tech

L'High-Tech è caratterizzata da un tipo di design che applica tecnologie avanzate nel costruire. Intorno agli anni '70 in Gran Bretagna si svilupparono strutture che tendevano a far gran mostra di alta tecnologia con effetti scenografici. La scoperta di moduli prefabbricati in metallo, abbinati alla tecnologia a vista, ha creato un nuovo linguaggio di espressione architettonica. Gli architetti più attivi in questo campo furono Richards Rogers, Renzo Piano, Norman Foster, Nicholas Grimshaw e Michael Hopkins. Il progetto pilota fu il Centre Pompidou a Parigi di Piano e Rogers. Il grattacielo della Hong Kong and Shangai Bank di Foster e il Lloyd's Building di Londra di Rogers sembrano concepiti come raffinatissime macchine prefabbricate, che lasciano a vista le strutture metalliche e gli impianti ascensori. "High-tech" ha avuto il suo boom negli anni '80 con la costruzione di molte torri per uffici. Le ultime tendenze furono portate avanti da Grimshaw e Hopkins con strutture innovative che rievocano un tendone, costituito da una copertura leggera stesa su un'ampia area. Servendosi del computer e di nuovi materiali si è riusciti a coniugare la tecnologia con l'ambiente e a creare edifici eco-compatibili.

domenica 25 maggio 2014

L'Espressionismo in architettura

Tra le tendenze architettonico del Movimento Moderno, oltre al Bauhaus e all'International Style, si afferma l'Espressionismo, che usa i materiali per creare forme organiche, scultoree e simboliche. Le forme sono fluide, curve, che si piegano come gomma e diventano plastiche. Hans Poelzig ha progettato il teatro di Grosses Schauspielhaus a Berlino, con soffitto in gesso costellato di stalattiti e lampadine colorate. Eric Mendelsohn ha progettato la Torre Einstein a Potsdam, che sembra cemento versato dentro a uno stampo di gomma. Ma si progettano anche forme prismatiche. Bruno Taut nel 1914 progetta il Padiglione al Werkbund di Colonia, è un edificio circolare compatto posto in un sito espositivo coperto da una cupola con sfacettature a diamante. Ne seguirono le orma la Cappella di Ronchamp di Le Corbusier e l'Opera House di Jorn Utzon a Sidney.

Il Futurismo in architettura

Il Futurismo incominciò nel 1909 come espressione di alcuni artisti e scrittori convinti che l'arte e il pensiero del momento fossero ormai superati e inadatti al mondo moderno. Tommaso Marinetti lanciò il movimento con un manifesto che poco dopo venne diffuso anche in Francia. I futuristi inseguivano un'arte nuova, audace e originale, espressione della tecnologia e della velocità. Si rappresentavano figure in movimento, ciclisti in corsa. Antonio Sant'Elia invocava un'architettura che rinnegava gli stili del passato e le decorazioni dell'epoca, a vantaggio di un nuovo modo di costruire, molto ardito, con forme straordinarie, e privo di ornamento, con l'utilizzo di materiali moderni quali cemento armato, vetro e acciaio. La casa futurista doveva essere simile ad una macchina gigantesca e la città futurista come un immenso cantiere mobile e dinamico. La tecnologia doveva essere esposta, sulle facciate dovevano comparire gli ascensori e in piano i tapis roulants. Gli edifici dovevano sprofondare nella terra per diversi piani. La decorazione interna sarebbe stata rappresentata da linee rigorose e dall'esaltazione delle masse. Sant'Elia sviluppò molti progetti di città, aeroporti, stazioni, centrali elettriche, ma rimasero solo sulla carta. Tuttavia il suo lavoro influenzò molto l'architettura degli anni '20 e '30, come la stazione di Santa Maria Novella a Firenze di Giovanni Michelucci.

L'architettura del Decostruttivismo

Nel decostruttivismo le forme pure dell'architettura tradizionale sono contaminate e "perdono la ragione". Le figura geometriche elementari, fatte di stabilità, armonia, sicurezza e ordine, perdono la loro integrità e si aprono alle impurità, evolvono in volumi contorti e diventano geometria sghemba. Già in passato il classicismo ha lasciato spazio al barocco, poi c'è stato Gaudì, ora tocca ai decostruttivisti. Nel 1988 al MoMA di New York una mostra sul decostruttivismo pone fine all'architettura post-modernista e lancia sulla scena sette nuovi protagonisti. Quattro di loro esprimono una trasgressione del design con linee sottili e taglienti: sono il polacco Daniel Libeskind, l'olandese Rem Koolhaas, l'iraquena Zaha Hadid e la Coop viennese Himmeblau. Poi c'è l'intellettuale Peter Eisenman, la professionalità di Bernard Tschumi e il genio di Frank Owen Gehry.