Ponte sul Bacchiglione a Correzzola chiuso al traffico il 14 gennaio 2020 per l'intervento di restauro, ristrutturazione e miglioramento antisismico e riaperto venerdì 05 febbraio 2021
sabato 6 febbraio 2021
domenica 8 aprile 2018
Chiesa del Millennio a Tor Tre Teste, Roma - Richard Meier
In occasione del
Giubileo del 2000 fu bandito un concorso internazionale di progettazione ad
inviti per la costruzione di una chiesa nel quartiere di Tor Tre Teste nella
periferia romana. Furono invitati sei architetti di fama mondiale diversi per culto
e nazionalità: Tadao Ando, Gunter Behnisch, Santiago Calatrava, Peter Eisenman,
Frank Gehry e Richard Meier. Il bando puntava a individuare una soluzione
architettonica che nell’esprimere la spiritualità del nuovo millennio proponesse
una riqualificazione urbana e architettonica del luogo.
Il progetto vincitore
portava la firma dell’architetto americano Richard Meier che concepì l’edificio
come una barca a tre vele a rappresentare la Chiesa come guida spirituale nell'impervio
mare del mondo.
Lo schema compositivo
proposto da Meier accosta due parti fortemente diverse: a sud
l’aula ecclesiale individuata dalla figura avvolgente dei tre gusci, a
nord le opere parrocchiali costituite da un corpo rigido anche se profilato e
scavato. Nell’insieme le pareti curve è come se si infrangessero con le loro ondate
energiche contro il volume delle opere parrocchiali che raffredda e contiene
l’esuberanza delle curvature progressivamente crescenti.
L’architettura di
Meier si produce attraverso una germinazione spontanea e imprevedibile di
elementi e spazi. in un incalzare di incastri, slittamenti, compenetrazioni e
svuotamenti con una sospensione tra consequenzialità e casualità.
Come molte altre
opere dell'architetto statunitense è cromaticamente bianca ed è composta da tre
vele, la più alta delle quali raggiunge un'altezza di 26 metri. Le vele sono
autoportanti, per realizzarle sono state suddivise in grandi pannelli
prefabbricati a doppia curvatura, ciascuno del peso di 12 tonnellate.
La chiesa è stata
costruita con uno speciale cemento, realizzato e brevettato da Italcementi,
con la straordinaria capacità di autopulirsi grazie a un effetto di fotocatalisi,
il cosiddetto cemento mangiasmog.
Lo spazio sacro
leggermente disassato rispetto alle costruzioni di servizio agli uffici
religiosi, è uno spazio cavo, interno di un guscio protettivo come la
misericordia divina che dà nome alla chiesa, aperto al cielo (infinito) e alla
sua variabilità, nel tempo, dell’intensità e del colore della luce, assoluta,
quasi abbagliante che non dà tregua alle ombre, dissolvendole in un chiarore
totale, che entra zenitalmente dalle vetrate di collegamento delle vele e
da quelle alle spalle del Crocifisso sopra l’altare e dal basso, attraverso uno
stretto taglio a livello del suolo, e partecipa dello spazio, infondendogli una
qualità dinamica.
On the occasion of
the Jubilee of 2000, an international design competition was launched with
invitations to build a church in the Tor Tre Teste neighborhood in the Roman
suburbs. Six world-famous architects were invited for worship and nationality:
Tadao Ando, Gunter Behnisch, Santiago Calatrava, Peter Eisenman, Frank Gehry
and Richard Meier. The call was aimed at identifying an architectural solution
which, in expressing the spirituality of the new millennium, proposed an urban
and architectural redevelopment of the place.
The winning project
was designed by the American architect Richard Meier who conceived the building
as a three-sided boat to represent the Church as a spiritual guide in the
impervious sea of the world.
The compositional
scheme proposed by Meier combines two strongly different parts: to the south
the ecclesial hall identified by the enveloping figure of the three shells, to
the north the parish works made up of a rigid body even if profiled and
hollowed out. As a whole the curved walls are as if they break with their
energetic waves against the volume of parish works that cools and contains the
exuberance of progressively increasing curves.
Meier's architecture
is produced through a spontaneous and unpredictable germination of elements and
spaces. in an interlocking of joints, slips, interpenetration and emptying with
a suspension between consequentiality and randomness.
Like many other works
by the American architect, it is chromatically white and consists of three
sails, the highest of which reaches a height of 26 meters. The sails are
self-supporting, to make them have been divided into large double-curved
prefabricated panels, each weighing 12 tons.
The church was built
with a special cement, created and patented by Italcementi, with the
extraordinary ability to self-clean thanks to a photocatalysis effect, the
so-called mangiasmog cement.
The sacred space
slightly offset from the buildings of service to the religious offices, is a
hollow space, inside a protective shell like the divine mercy that gives name
to the church, open to the sky (infinite) and to its variability, over time, of
the intensity and color of the light, absolute, almost dazzling that gives no
respite to the shadows, dissolving them in a total light, which enters zenitalmente
from the windows connecting the sails and those behind the Crucifix above the
altar and from below, through a narrow cut at ground level, and participates in
space, infusing it with a dynamic quality.
venerdì 6 aprile 2018
"Ray & Maria Stata Center” di F.O. Gehry al MIT di Boston
Lo “Stata
Center” è un complesso di edifici del campus del Massachusetts
Institute of Technology (M.I.T.) progettato dall’architetto
americano Frank Owen Gehry. Lo scopo del complesso è stato di integrare la
facoltà di informatica con le facoltà di ingegneria elettronica ed
intelligenza artificiale per la condivisione delle tecnologie. L’intervento, ultimato
nel 2004, è caratterizzato da un forte impatto visivo della sua massa
"decostruita", che si frammenta in elementi aggettanti e superfici inclinate.
L’edificio
consiste in una serie di bassi blocchi di torri curve e pendenti, con
angolature innaturali fuori piombo e sghembe. Il complesso si basa su due torri
di otto piani con forma ad U, chiamate torri “Gates” e “Dreyfoos”, entrambe
situate su uno zoccolo di quattro piani chiamato ‘the warehouse’.
Il progetto
ha sfruttato ampiamente la luce naturale tramite pareti di vetro che aumentano
il senso d’apertura e di spazio all’interno del complesso. L’edificio applica
alcuni principi del risparmio energetico come il recupero dell’acqua piovana
dai tetti per essere usata nei servizi igienici, l’ombreggiamento della
facciata con vetri ombrati per risparmio delle risorse di riscaldamento e
raffreddamento, un sistema di ventilazione attraverso il quale l’aria fresca a
18° è portata negli ambienti dal sottosuolo.
L’apparenza
dello Stata Center è una metafora per la libertà, l’audacia e la creatività
della ricerca che si svolge all’interno dell’edificio. Secondo i critici l’edificio
di Gehry ha avuto il merito di aver ravvivato una strada caratterizzata dalla
monotonia di edifici in cemento armato” presentandosi come un edificio
completamento diverso da tutti gli altri.
L’opera di
Gehry si presenta come una “scultura” che contiene strutture di ricerca, aule,
un grande auditorium, strutture per il fitness e un centro per l'infanzia. L'architetto
ha alternato i materiali della facciata tra metallo lucido e mattoni rossi. I baldacchini
di metallo a zigzag indicano gli ingressi lungo Vassar Street, mentre le
sezioni a forma di tamburo di fronte ad un anfiteatro sono colorate di giallo.
Un critico
d'arte ha dichiarato che "Sembra di guardare un'opera sul punto di
crollare, con colonne che disegnano angoli spaventosi, mura che sterzano e si
scontrano con curve casuali, e materiali che cambiano ovunque si guardi:
mattoni, superfici d'acciaio a specchio, alluminio spazzolato, vernici dai
colori vivaci, lamiere ondulata. Tutto sembra improvvisato, come se fosse stato
tirato su all'ultimo momento…..l'aspetto dello Stata Center è una metafora per
la libertà, l'audacia e la creatività della ricerca, a riprodurre quanto accade
negli studi e nelle aule, al suo interno." Lo stata Center ha ricevuto
anche critiche molto severe: "...il problema è che non si può abitare
una scultura, mentre gli utenti in quell'edificio devono viverci".
The “Stata Center” is a campus complex of the “Massachusetts Institute of Technology” (MIT) designed by the American architect Frank Owen Gehry. The purpose of the complex was to integrate the faculty of computer science with the faculties of electronic engineering and artificial intelligence for the sharing of technologies. The complex, completed in 2004, is characterized by a strong visual impact of its "deconstructed" mass, which is fragmented into protruding elements and strongly inclined surfaces.
The building consists of a series of low blocks of curved and hanging towers, with unnatural angles out of lead and slanting walls. The complex is based on two U-shaped towers of eight floors, called Gates and Dreyfoos towers, both located on a four-storey base called the warehouse.
The project has largely exploited natural light through glass walls that increase the sense of openness and space within the complex. The building applies some principles of energy saving such as the recovery of rainwater from the roofs to be used in the toilets, the shading of the façade with glazed windows to save heating and cooling resources, a ventilation system through which the fresh air at 18 ° is carried in underground environments.
The appearance of the Stata Center is a metaphor for the freedom, audacity and creativity of research that takes place within the building. According to critics, the building of Gehry has had the merit of having revived a road characterized by the monotony of reinforced concrete buildings "presenting itself as a building completion different from all the others.
Gehry's work presents itself as a "sculpture" that contains research facilities, classrooms, a large auditorium, fitness facilities and a center for children. The architect alternated the materials of the facade between polished metal and red bricks. The zigzag metal canopies indicate the entrances along Vassar Street, while the drum-shaped sections in front of an amphitheater are colored yellow.
An art critic stated that "It seems to look at a work on the verge of collapsing, with columns that draw scary corners, walls that swerve and collide with random curves, and materials that change wherever you look: .... bricks , mirrored steel surfaces, brushed aluminum, brightly colored paints, corrugated sheets.It all seems improvised, as if it had been pulled up at the last minute ... ..the appearance of the Stata Center is a metaphor for freedom, the 'audacity and creativity of research, to reproduce what happens in the studios and in the classrooms inside it. " The Center has also received very severe criticisms: "... the problem is that you can not live in a sculpture, while users in that building must live in it".
venerdì 9 ottobre 2015
Campi da Golf in Trentino Alto Adige
Campi da golf in provincia di Trento:
- Dolomiti a Sarnonico a 18 buche www.dolomitigolf.it
- Folgaria a 18 buche www.golfclubfolgaria.it
- Carlo Magno a Madonna di Campiglio a 9 buche www.golfcampocarlomagno.it
- Tesino a 9 buche www.tesinogolf.com
- Rendena a 9 buche www.golfrendena.it
Campi da golf in provincia di Bolzano:
- Passeier a 18 buche www.golfclubpasseier.com
- Petersberg a 18 buche www.golfclubpetersberg.it
- Lana Gutshof a 9 buche www.golfclublana.it
- Dolomiti a 18 buche www.dolomitigolf.it
- Karersee a 9 buche www.golfandcountry.it
- Altabadia a 9 buche www.golfaltabadia.it
- Sterzing a 7 buche www.sterzing.golf.bz.it
- Pusteral Kronplatz a 9 buche www.sterzing.golf.bz.it
- St.Vigil Seis a 9 buche www.golfstvigilseis.it
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mercoledì 6 maggio 2015
Scuola "a pianta aperta"
La
scuola "a pianta aperta" è un tipo edilizio intermedio nel
quale sono riunite le caratteristiche del tipo "a blocco"
con quelle della scuola "estensiva". L'obiettivo è il
risparmio di spazio e di costi, mediante l'eliminazione dello spazio
connettivo (corridoi, passaggi,
ecc.). Gli spazi sono concepiti come luoghi indifferenziati, con una
conformazione strutturale neutra, in cui sia possibile farne uso
differenziato, mediante l'adozione di arredi e contenitori
multifunzioni, pareti mobili e attrezzate e quindi improntati alla
massima flessibilità. L'aula tradizionale è sostituita da
ambienti-laboratorio in cui cambia anche il rapporto
insegnante-allievi. Gli aspetti della flessibilità d'uso e della
polifunzionalità portano a pensare al complesso scolastico come un
insieme non rigido, mutabile nel tempo e nello spazio.
Scuola "estensiva"
Nella scuola "estensiva" l'organizzazione
distributiva è suddivisa in distretti, composti ognuno da
uno spazio comune e destinati ai vari momenti della vita di un
alunno. Lo spazio per la formazione del bambino, che deve stimolare l'attenzione, la misura e il confronto, è costituito da ambienti conformati per favorire l'ingresso della luce diretta del sole e quella riflessa dal cielo, particolarmente adatta alla percezione del mondo esterno. La scuola estensiva quindi si caratterizza
per la diffusione planimetrica dell'edificio, ma soprattutto per
l'esposizione dell'edificio legata all'interpretazione psicologica
delle varie fasi di crescita degli allievi. Questo modello di scuola
facilita l'intuizione e l'interazione col mondo esterno. In alcuni
casi la scuola estensiva assume la configurazione della ripetibilità
non seriale di un nucleo di base. La struttura si presenta aperta e
predisposta per diversi apporti nel tempo. Il nucleo base
autosufficiente è costituito da quattro aule disposte intorno a uno
spazio centrale per le attività comuni e per i servizi. Tali nuclei
sono connessi tramite corridoi vetrati con un corpo centrale che
ospita biblioteca, direzione, sala riunioni, laboratori, spazi comuni
e atrio. Questi modelli di scuola necessitano di spazi molto estesi e
si configurano come delle piccole città all'interno della scuola,
nelle quali il grande spazio centrale si configura come una strada
che ha il compito di dare ordine agli altri spazi dell'intero
complesso.
Scuola "all'aperto"
La scuola "all'aperto" tende a dilatare le funzioni
verso gli spazi esterni all'aperto, l'esterno è sempre presente nella scuola e l'edificio sembra esteso negli spazi verdi. Sia l'aula che il corridoio sono vetrati per rendere più diretto il contatto con l'ambiente esterno. Lo sviluppo dei corpi edilizi è lineare e orizzontale. L'edificio subisce una
diversificazione spaziale e distributiva, che porta a una organizzazione didattica
che infrange gli schemi razionalisti. Si afferma il concetto della
ripetibilità dei nuclei di base e l'individuazione di elementi
spaziali e funzionali che contemplano la crescita
dell'edificio nel tempo aprendo a una nuova sperimentazione. Gli schemi più
diffusi sono quello "a croce" e "a pettine", alle
cui estremità si innestano funzioni come l'auditorio, la mensa, la
palestra o i laboratori. Gli sazi esterni, inframezzati tra i vari
corpi, diventano tessuto compositivo dell'edificio.
martedì 5 maggio 2015
Scuola "a blocco"
Il
modello della scuola "a blocco", diffusosi nell'800, ebbe nel
'900 un'evoluzione verso l'accorpamento. Viene superato lo
schema "aula - corridoio illuminato" e sviluppato un nuovo
modello di "aula - vuoto con doppia fila di ballatoi - aula".
Sostanzialmente si tratta di una scuola a più piani con le aule
distribuite da un ballatoio su un vuoto interno. Tale spazio viene
utilizzato come spazio di riunione o come luogo per lo svolgimento di
attività fisiche, ma rimane uno spazio isolato che non ha una
relazione con il resto della scuola. Sulle testate del corpo
rettangolare vengono posti altri ambienti accessori, serviti
anch'essi dal ballatoio anulare. La scuola che ne consegue è un
edificio con spazi connettivi che non hanno più un rapporto diretto
con l'esterno, ma tutto è rivolto verso l'interno. Non vi sono più
facciate esterne vetrate che illuminano i corridoi, ma tutto è
rivolto su un ambiente interno illuminato dall'alto. I percorsi
interni sono più brevi, il blocco edilizio è ancora più compatto e
più economico. Ne consegue che nel nuovo modello la vita complessiva
della scuola si svolge maggiormente in se stessa. La scuola "a
blocco" subisce nel tempo un'ulteriore evoluzione più
qualificato e articolato divenendo lo spazio di riferimento visuale
interno dell'intero organismo scolastico. Il fulcro della
composizione diventano più corti su cui si affacciano ampie vetrate
su cui si affacciano le aule.
La scuola dell'antica Roma
Nell'antica
Roma l'insegnamento scolastico si teneva sotto i portici detti
"pergulae". L'attività fisica era concepita in modo
diverso rispetto all'antica Grecia. I ginnasi furono sostituiti e
assorbiti nelle terme, ma comunque con i tipi di relazione e
comportamento degli antichi ginnasi. Dal punto di vista urbanistico
l'impostazione è simile tra la città ellenistica e quella
romana. Ispirandosi al modello greco, nella città romana le terme e
le biblioteche occupano i centri monumentali e i fori. Le terme di
Pompei contenevano uno spazio per la palestra, così anche le Terme
di Traiano. Nel foro Traiano coesistevano le biblioteche sia greca
che latina.
La scuola nell’antica Grecia
Nell’antica Grecia esistevano scuole libere, senza programmi ed esami, pagate dagli stessi alunni. Solo a Sparta lo Stato prese il diretto controllo della scuola nominando propri maestri. Il sistema educativo spartano definito “agoge” prevedeva che tutti i maschi fossero uniformati alla stessa mentalità. I giovani dovevano imparare a sopravvivere con l’astuzia e il furto. A 20 anni i giovani passavano all’età matura e quindi all’inserimento nella società. Le donne erano escluse dal sistema educativo e si dedicavano alle gare atletiche e al canto corale. Anche ad Atene prese piede un sistema educativo simile, con i giovani maschi preparati mediante l’addestramento militare chiamato “ephebeia”. Le attività scolastiche non venivano praticate in sedi specifiche, ma venivano utilizzate le case dei maestri o gli spazi pubblici, come i giardini o i portici (stoà). Si utilizzavano anche le piazze del mercato e i portici posti ai lati delle piazze principali delle città. Furono sviluppate particolarmente le attività fisiche e l’addestramento alla lotta e all’uso delle armi; furono così istituiti i Giochi Olimpici che venivano svolti nelle palestre per gli esercizi di lotta, poi nel ginnasio adatto a tutte le gare olimpiche. Si trattava di un campo sportivo recintato con un boschetto al centro e bagni, spogliatoi e aule annesse. Nel ginnasio si praticavano anche attività di studio e discussione. Sorsero così tre famose scuole: il Liceo di Aristotele, l’Accademia di Platone e il Cinesarge di Antistene. Con l’espandersi delle città i ginnasi si spostarono anche nelle periferie dove c’erano spazi liberi. Il ginnasio doveva far svolgere le attività che la vita cittadina impediva e così venivano riprodotti i movimenti delle attività di caccia e del lavoro agricolo. Attraverso queste attività lo Stato educava i giovani all’integrazione sociale e li teneva in forma per la guerra. In alcune città coloniali il ginnasio non è ai margini della città ma nel tessuto sociale cittadino dell’agorà. Gli edifici pubblici così non sono più isolati tra loro, ma cominciano a far parte di un sistema (tempio, palestra, ginnasio, biblioteca). Il
modello educativo greco e i suoi spazi di pratica ispirarono
l'istruzione dell'antica Roma e continuarono a rappresentare il
riferimento anche nel medioevo, nel rinascimento fino al
Neoclassicismo, costituendo il fondamento della civiltà occidentale.
Caserme dei vigili del fuoco
La caserma dei vigili del fuoco è un fabbricato costruito per l'alloggiamento del personale addetto al pronto intervento in caso di pericolo. I vigili, detti anche "pompieri", sono addestrati per lo spegnimento di incendi civili, rurali e industriali, per la salvaguardia di persone, animali e cose e intervengono nelle emergenze di carattere naturale per ripristinare le condizioni di sicurezza.
Le caserme sono costruite per ospitare mezzi, attrezzature e macchinari necessari per le operazioni di pronto intervento. Il primo corpo di pompieri in Italia, fu il "Cohortes vigilum", istituito nell'Antica Roma dal principe Ottaviano Augusto per garantire la sicurezza degli abitanti di Roma, città fragile e spesso soggetta a spaventosi incendi. I vigiles, incaricati di espletare funzioni di polizia notturna e di spegnimento di incendi, furono organizzati in "caserme" costruite in tutta la città. Le caserme dei pompieri sono edifici molto particolari, che, per garantire un corretto funzionamento della struttura ed un funzionale espletamento dei servizi, devono possedere determinate caratteristiche con aree e locali adeguati ai compiti svolti.
L'edificio in un'area urbana deve essere facilmente riconoscibile ed adeguatamente segnalato. I locali più importanti sono i garage, le cui dimensioni variano logicamente in relazione ai mezzi a disposizione della caserma. Nelle autorimesse sono ospitati tutti gli automezzi di soccorso (APS, ABP, autoscale, autogru, furgoni, automobili) di cui il corpo è dotato a seconda degli interventi. I garage si affacciano direttamente su un piazzale operativo che deve consentire una mobilitazione più rapida degli automezzi. Nelle caserme più recenti e di concezione moderna i garage sono accessibili attraverso singole porte automatiche.
Le caserme sono ubicate in prossimità delle principali vie di comunicazione, in modo da consentire ai mezzi di raggiungere più velocemente possibile il luogo dell'emergenza (incendio, incidente, calamità, soccorso, ecc.). Un tempo le caserme dei pompieri erano situate nel centro storico delle città oppure ai margini del centro storico. Ora esse si trovano nella periferia del centro abitato e vicine alle principali vie di comunicazione.
Stabilimento idrovoro
Lo stabilimento idrovoro è un impianto di pompaggio per la bonifica di un territorio. Esso è dislocato lungo la rete fluviale, di solito all'intersezione tra un canale maggiore e uno minore ed è utilizzato per bonificare dalle acque i terreni posti a quote inferiori rispetto al letto del canale principale. Lo stabilimento ospita dei macchinari chiamati "idrovore", che costituiscono un tipo di pompa usata per aspirare l'acqua. Le pompe sono dimensionate per assorbire ed asportare grandi masse d'acqua dai terreni alluvionali e innalzarle di quota riversandole su collettori principali.
I modelli di riferimento provengono dall'Olanda. Ne furono costruite molte in Veneto e nel Lazio tra fine '800 e inizio '900, ma sono presenti anche in Emilia Romagna e in Lombardia. Gli impianti erano mossi inizialmente dalla forza vapore, successivamente i motori a scoppio furono sostituiti da motori elettrici.
La composizione formale del manufatto che contiene le idrovore è un fabbricato rurale costruito in laterizio. Esso è composto generalmente da una sala macchine e da una sala di controllo. Il prospetto principale del fabbricato è caratterizzato da un’ordinata successione di finestre ad arco, posizionate in corrispondenza di ciascuna pompa idrovora. In genere uno stabilimento idrovoro contiene da 2 a 5 pompe idrovore, a seconda delle portate e dell'estensione del bacino interessato alla bonifica.
Case cantoniere
Le case cantoniere sono fabbricati costruiti nei primi anni del Novecento lungo le principali strade statali italiane. Esse erano adibite fino a qualche anno fa a supporto logistico delle attività di gestione e di manutenzione della rete stradale. Nelle case cantoniere venivano custoditi i mezzi e le attrezzature utilizzati per espletare le operazioni di manutenzione. Gli interventi riguardavano il rifacimento della pavimentazione, la sistemazione dei rilevati, la conservazione e il restauro delle opere di sostegno e il mantenimento della segnaletica stradale.
Gli immobili sono di proprietà demaniale e gestiti dall'ANAS. Essi si distinguono nel territorio per il tipico colore "rosso pompeiano" e riportano in facciata il nome della strada di riferimento, con indicata la progressiva chilometrica in cui si trovano. Le case sono chiamate “cantoniere” perché prendono il nome dai "cantonieri", cioè gli operai addetti alla manutenzione, che per esigenze di servizio avevano necessità di alloggiare sul luogo di lavoro.
I cantonieri erano assegnati a vari tratti di strada a cui dovevano dedicarsi, detti "cantoni", che consistevano circa in 5 chilometri di lunghezza. Le case dei cantonieri erano in genere affiancate da autorimesse o depositi, e, fino a qualche decennio fa, erano adibite a residenza del cantoniere addetto alla manutenzione del "cantone". In alcuni casi i fabbricati venivano costruiti al confine fra due cantoni adiacenti per ospitare assieme le 2 famiglie dei cantonieri.
Negli anni '80, a seguito della riorganizzazione del servizio di manutenzione stradale, ne sono state dismesse numerose, altre invece sono passate agli enti regionali o provinciali. Oggi ne rimangono in funzione ancora alcune, specie nel sud Italia o nei centri principali. Altre invece sono state vendute a privati e utilizzate come case private d'abitazione o come strutture per la ricezione turistico-alberghiera.
lunedì 4 maggio 2015
L'istituzione della scuola
La
scuola sin dall'origine ha il duplice obiettivo di formare i giovani e di trasmettere
le conoscenze per lo sviluppo della civiltà umana. Strumenti
dell'educazione sono l'esperienza diretta tramite la sperimentazione
e l'addestramento tramite la trasmissione del sapere. L'istruzione
prende piede con le prime civiltà agricole egizie e mesopotamiche,
quando si scoprì la necessità di istruire la manodopera per poter
sottomettere la natura e sfruttarne le risorse. Fu il primo passo
verso l'edificazione delle città. Le masse furono suddivise in
classi sociali, gli insegnanti si organizzarono nelle case dei
sacerdoti e dei funzionari statali. L'insegnamento divenne strumento
di potere. Si può collegare la nascita della scuola al fiorire delle
città e considerare l'insegnamento del sapere come espressione del
potere delle classi dominanti. Non vi era un luogo prestabilito per
l'istruzione dei giovani. Le attività di insegnamento si tenevano
nella casa del maestro o nel tempio. L'istruzione fino al primo
Rinascimento era riservata ai nobili. Quando sorse la necessità di
istruire anche i mercanti, a seguito dello sviluppo dei commerci, con
la necessità di dotarli di strumenti di conoscenza nel campo legale
e contabile, le città iniziarono a dotarsi di edifici per la pratica
dell'istruzione. Il fenomeno si sviluppò ancor più quando si
scoprì che anche per il lavoro in fabbrica era necessario
incrementare il livello d'istruzione degli operai e quindi
l'istruzione, da una prerogativa dei nobili, divenne una pratica di
tutta la classe intermedia. Nascono i primi edifici scolatici che via
via poi si specializzano nelle varie discipline e si differenziano
tra di loro nei vari indirizzi didattici.
giovedì 5 giugno 2014
Il Razionalismo Italiano in architettura
Il Razionalismo è una corrente architettonica sviluppata in Italia tra gli anni '20 e '30 del XX secolo diffusa fino agli anni '70. La ragione umana era impiegata come strumento principale nella composizione architettonica. Lo stile era comunque legato ai principi del Movimento Moderno che si stavano sviluppando in tutta Europa. Nel 1930 un gruppo di 7 architetti provenienti dal Politecnico di Milano fondò il Movimento Italiano per l'Architettura Razionale (MIAR). Giuseppe Terragni realizzò a Como la "Casa del Fascio" come un edificio con forme e strutture moderne in un impianto architettonico classico, in cui la facciata è disegnata secondo le proporzioni della sezione aurea. Tra i sette architetti del MIAR vi furono Figini, Pollini, Michelucci e Pagano. Erano esponenti del Razionalismo anche i BBPR, Banfi, Belgioioso, Peressutti e Rogers, autori della Torre Velasca di Milano nel 1958. Il loro stile rappresenta un avvicinamento del Razionalismo alla corrente del Brutalismo, caratterizzato dall'espressività del cemento lasciato a vista.
mercoledì 4 giugno 2014
L'architettura dello Strutturalismo
Gli strutturalisti erano architetti degli anni '50 legati all'architettura tradizionale del luogo, che doveva dare risposte dirette alle esigenze degli utilizzatori. Gli strutturalisti olandesi miravano a creare edifici che rispecchiassero la struttura sociale dei loro occupanti e quindi studiavano i comportamenti umani per trovarne il corrispettivo nell'architettura tradizionale e locale. L'architettura pur traendo ispirazione da modelli senza tempo, doveva essere adattabile e flessibile, oltre che sensibile all'espansione, ai cambiamenti e al luogo. Aldo van Eyck studiando l'architettura tradizionale africana colse l'importanza del simbolismo e della distribuzione degli spazi in base allo stato sociale. Van Eyck cercò di applicare le forme simboliche dell'architettura tradizionale (in contrasto con le idee di Le Corbusier e dei CIAM) a strutture di materiali moderni. Gli strutturalisti degli anni '60 e '70, tra cui anche il giapponese Kenzo Tange, puntavano alla progettazione di spazi più flessibili e alla progettazione partecipata dagli utilizzatori. L'attenzione al luogo condusse gli strutturalisti a occuparsi di urbanistica e a tentare di ravvivare le vie cittadine. In America Luis Kahn alle idee strutturaliste univa anche un senso di monumentalità, convinto che l'uomo avesse bisogno di circondarsi di grandi edifici felicemente inseriti nel contesto (Salk Institute in California).
martedì 3 giugno 2014
L'architettura del Neorazionalismo
Negli anni '60 alcuni architetti italiani, anzichè ricreare le città da zero come facevano i razionalisti, iniziarono a studiarne la storia, analizzandone la forma, la morfologia urbana e ricostruendole cercando di dare risposta alle nuove esigenze. Si proposero di costruire nuovi edifici in maniera sensibile e fantasiosa, con consapevolezza nei confronti del passato. Il movimento emerse in Italia dove erano maggiori le opportunità di imparare da città ricche di storia. Il fondatore del movimento neorazionalista è stato Aldo Rossi, che ha raccolto tali riflessioni in "L'architettura della città" del 1966. Ispirato dai dipinti di Giorgio De Chirico, nel cimitero di Modena Aldo Rossi evoca piazze e vie cittadine con forme pure e dall'aspetto monumentale ispirandosi alle opere di Ledoux e Boullée. Lo stesso si può dire per il Quartiere Gallaratese e per il Teatro Carlo Felice di Genova. Anche Giorgio Grassi lasciò uno scritto in merito: "La costruzione logica dell'architettura". Altri architetti neorazionalisti furono Alvaro Siza, con le forme apparentemente semplici del Centro Galego de Arte Contemporanea a Santiago de Compostela, Mario Botta, con le forme accentuate ed evocative dei suoi edifici, Mathias Ungers in Germania, con l'accostamento di edifici nuovi accanto ai vecchi aggiungendo un pò di novità e di movimento alla configurazione urbana storica.
lunedì 2 giugno 2014
L'architettura del Brutalismo
Il Brutalismo è una corrente architettonica del Movimento Moderno che si è sviluppata nel dopoguerra caratterizzata dall'uso massiccio del cemento armato. Nell'Unitè d'Habitation di Marsiglia e in alcuni palazzi di Chendigarh in India Le Corbusier ha usato una geometria marcata e rettilinea che richiama il blocco. Molto diffuso fu l'impiego della colata di cemento entro stampi di legno, che lasciava i disegni della grana del legno sulla superficie del cemento, chiamato così beton brut (cemento grezzo), da cui derivò il termine "brutalismo". La combinazione dell'edifcio "a blocco" col cemento grezzo creò un senso di maestosità negli edifici del Movimento Moderno. Il Brutalismo è stato popolare tra gli architetti, ma non nell'opinione pubblica. Le facciate in cemento avevano un certo successo in Francia e in India, ma non nel nord Europa, dove la luce è scarsa. Inoltre il cemento a vista diventava presto grigio e sporco. Lo stile ebbe poca fortuna soprattutto negli edifici per abitazione, dove veniva fatta poca manutenzione alle facciate. Alcuni edifici furono abbattuti, ma altri ebbero più fortuna perchè meglio progettati, come il Tricorn Centre di Plymouth di Owen Luder e Rodney Gordon, il St. Peter's Seminary di Gillespie, Kidd e Coia vicino a Glasgow, gli edifici universitari di Yale a Chicago e il Johnson Art Muesum di Irhaca di I.M.Pei.
sabato 31 maggio 2014
L'architettura organica
Frank Lloyd Wright fu il teorizzatore dell'architettura organica. Egli amava i materiali naturali e non concepiva di coprire con vernici o intonaci la pietra e il legno. Dal suo pensiero emerge una forte interazione tra architetto e ambiente. Come il cosmo è costituito da terra, aria, fuoco e acqua, così per Wright la casa doveva contenere gli stessi componenti. La terra è presente nei sottili mattoni di laterizio, sia interni che esterni, lasciati a faccia vista; l'aria entra nella casa attraverso le numerose porte e portefinestre che si aprono sul giardino e su terrazze e balconi, prospicienti soggiorni, camere e studi; il fuoco del focolare domestico era il centro simbolico e planimetrico della casa nelle composizioni di Wright; l'acqua è presente in molte case, come cascata (Fallingwater), come canaletto nel pavimento o come vasca nel soggiorno. Fondamentale risulta il rapporto interno-esterno, tra casa e giardino, mediato da terrazzi o pergolati, con mattoni dei balconi che diventano fioriere. Per Wright era importante che le case avessero un basso impatto sul paesaggio, dovrebbe diventarne parte organica senza sembrare un elemento estraneo. I risultati migliori furono ottenuto con l'uso dei materiali del luogo compatibili con l'ambiente.
venerdì 30 maggio 2014
L'architettura dell'International Style
L'International Style è l'architettura moderna degli anni '20 e '30 progettata da Mies van der Rohe, Walter Gropius, Oud, Mendelsohn e Le Corbusier. Questo stile era caratterizzato dall'uso del cemento armato, acciaio e vetro, dal rifiuto di elementi decorativi e della simmetria. Vi era più interesse per i volumi che per la massa dei muri portanti. Le costruzioni si presentano leggere e trasparenti, sostenute da strutture in acciaio o cemento armato, caratterizzate da piani sospesi nel vuoto e ampie finestrature. La nuova struttura permetteva di dare vita a forme libere di soddisfare qualsiasi esigenza funzionale. Tuttavia gli edifici erano sempre dostati di forte senso estetico e di una composizione accurata ed equilibrata tanto da risultare molto eleganti.
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